Il Mercatino

Nuova inserzione del 7/1/2012



di Di Tata Emiliano

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La Storia


La corsa dei carri è legata al ritrovamento e alla traslazione del corpo di San Leo dal convento di S. Felice, alla chiesa di Santa Maria di San Martino in Pensilis.


San Leo, sacerdote e monaco benedettino, era molto venerato dai Sanmartinesi, che spesso si recavano in pellegrinaggio al convento di S. Felice, dove egli operava per rendergli onore. A causa di guerre, pestilenze e terremoti, che decimarono la popolazione, i pellegrinaggi cessarono.


La devozione a San Leo rimase comunque viva nel cuore dei Sanmartinesi e giunto il secolo XII, consolidatosi molto bene il dominio normanno nelle sue strutture, i pellegrinaggi ripresero: i Sanmartinesi (uomini, donne, bambini e vecchi) a piedi, a cavallo, su carri tirati da buoi, unico mezzo quest’ultimo di trasporto, cantando e pregando si dirigevano verso il luogo dove un tempo sorgeva il Monastero di S. Felice.


Al ritorno, fra i canti usuali nei pellegrinaggi, per quel desiderio della gara che è insito nell’uomo, di tanto in tanto si pungolavano i buoi e, fissando traguardi in località che si trovavano sulla strada, si accendevano gare di velocità destinate ad affermarsi nel tempo e a sostituire, verso la fine del 1100 (sec. XII), gli stessi pellegrinaggi, che persero la loro importanza perché il corpo del santo era stato portato a S. Martino.


La corsa organizzata seguì dal secolo XIII un percorso che portava dal bosco Ramitelli, propriamente da Pozzo Porcino, in paese.


Si scelse quella strada perché si era impossibilitati a seguire l’altro percorso che porta a Casalpiano, dove sorgeva l’antico convento di San Felice, essendo le condizioni del terreno poco adatte ad una corsa di carri.


La corsa dei carri, continuò così attraverso i secoli dal 1200 al 1600; ma a riguardo non ci sono documenti.


I primi documenti scritti sulla corsa dei carri di San Martino risalgono agli inizi del 1700. Si parla di massari che il giorno 30 Aprile portavano a correre il proprio carro per commemorare il rinvenimento del corpo di San Leo, avvenuto il 2 Maggio.


La gara si svolgeva su un ampio percorso e si aggiudicava la vittoria il carro che per primo entrava nella “porta dell’abitato”, l’attuale Porta San Martino.


Il vincitore aveva diritto a portare sul “Carro Trionfale, ben adornato e parato nobilmente” il “Palio”, cioè il drappo della vittoria.


È facile pensare che dovevano prendere parte alla gara un numero considerevole di carri, proprio perché venivano utilizzati i buoi da lavoro. La memoria locale ha iniziato a tramandare i nomi dei carri a partire dal 1800. Fra questi i più noti sono quelli di ricchi proprietari terrieri, che per lunghi periodi sono riusciti ad allestire propri carri di famiglia servendosi dei “gualani”, i dipendenti addetti all’allevamento degli animali. Fra questi il carro dei Bevilacqua, allestito a partire dal 1820 e successivamente quello dei Sassi, Tozzi, Mancinetti, Raimondo e Facciolla.


Con fasi alterne e per periodi più o meno lunghi sorgevano altri carri, detti dei “popolani”, che vedevano impegnate singole famiglie o gruppi di famiglie, riunite insieme per sostenere meglio l’impegno della gara.


In quell’epoca per coprire i 10 km e 700 mt. del percorso, dalla Bufalara al paese, venivano effettuati due cambi ed impiegati, per ogni carro, dieci buoi.


Se si pensa che fra il 1851 e il 1864 vennero allestiti ben dieci carri contemporaneamente, si può immaginare il grandioso spettacolo della corsa del passato che impegnava circa cento buoi, centinaia di cavalieri, coinvolgendo inevitabilmente in maniera diretta quasi tutto il paese.


Nel 1897 gareggiò per la prima volta il carro dei Giovani che ebbe per padre Giuseppe Belpulsi. Nel 1919 fu allestito il carro dei Giovanotti. I carri, nel dopoguerra non ebbero più l’appoggio dei proprietari e si iniziò in tal modo a trasformare l’antico carro, che si basava sull’apporto manuale dei componenti e quello finanziario di persone facoltose, in “club”, così che la tradizione oggi continua ad alimentarsi traendo vitalità dal contributo umano e finanziario di tutti.

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